Stretta sul contante dal 1° gennaio tetto a 1.000 euro

Con l’anno nuovo si tornerà al livello fissato nel lontano 2011 dal decreto ‘Salva Italia’ e poi cambiato a partire dal 2016.

È in arrivo una stretta sui pagamenti in contante. Dal 1° gennaio infatti il tetto scenderà dagli attuali 2mila a mille euro. I nuovi paletti per i pagamenti cash sono stati previsti dal decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 (decreto legge 124/2019, approvato dal governo Conte-bis).

Il provvedimento ha fissato un décalage a 2 tappe.

  1. La prima, scattata il 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ha registrato una riduzione della soglia da 3mila a 2mila euro.
  2. La seconda, che scatterà appunto con l’arrivo del 2022, determinerà un ulteriore abbassamento del tetto, da 2mila a mille euro.

Con l’anno nuovo dunque si tornerà al livello fissato nel lontano 2011 dal decreto Salva Italia e poi cambiato dal 2016. Sarà la nona modifica in 20 anni, la quinta negli ultimi 10. Chi non rispetta la regola può incorrere in una sanzione amministrativa pecuniaria da 3mila a 50mila euro. L’ammontare è quintuplicato in caso di violazioni che fanno riferimento a più di 250mila euro.

Con l’anno nuovo si tornerà al livello fissato nel lontano 2011 dal decreto Salva Italia e poi cambiato a partire dal 2016
È in arrivo una stretta sui pagamenti in contante. Dal 1° gennaio infatti il tetto scenderà dagli attuali 2mila a mille euro. I nuovi paletti per i pagamenti cash sono stati previsti dal decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 (decreto legge 124/2019, approvato dal governo Conte-bis).
Il provvedimento ha fissato un décalage a 2 tappe. La prima, scattata il 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ha registrato una riduzione della soglia da 3mila a 2mila euro. La seconda, che scatterà appunto con l’arrivo del 2022, determinerà un ulteriore abbassamento del tetto, da 2mila a mille euro. Con l’anno nuovo dunque si tornerà al livello fissato nel lontano 2011 dal decreto Salva Italia e poi cambiato dal 2016.Sarà la nona modifica in 20 anni, la quinta negli ultimi 10. Chi non rispetta la regola può incorrere in una sanzione amministrativa pecuniaria da 3mila a 50mila euro. L’ammontare è quintuplicato in caso di violazioni che fanno riferimento a più di 250mila euro.

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