Sostenere la sostenibilità: cosa sono gli investimenti ESG?

Penso alla crisi dei subprime e mi chiedo chi, ad oggi, sia in grado di rappresentarne le cause e ripercorrere le tappe salienti di quel percorso verso la deflagrazione dell’intero sistema creditizio e, di conseguenza, economico, finanziario e mondiale.

Mi piace pensare che lo sviluppo della cosiddetta finanza sostenibile sia sorto come consapevole reazione alle “tempeste perfette” riversatesi sull’universo mondo, in relazione a quella crisi nel cui fondo si agitava, in un contesto caratterizzato da consapevoli quanto incaute pratiche: una dissennata ricerca di profitto attuata attraverso il sistematico ricorso alla leva finanziaria.

Nonostante sia da un lato evidente che l’orientamento verso la finanza e l’investimento sostenibile sia fortemente sostenuto dagli operatori del settore del risparmio gestito, dall’altro è innegabile che questo approccio stia incontrando  il convinto consenso di un numero crescente di risparmiatori.

Un investimento è orientato alla sostenibilità in relazione al riferimento ai cosiddetti criteri ESG[1], che traggono ispirazione e diretto sostegno dai Principi per l’Investimento Responsabile, individuati dalle Nazioni Unite nel 2006.

I criteri ESG sono indicatori che analizzano l’insieme delle attività di una impresa privata, o di un ente pubblico, non solo in relazione alle attività ed ai risultati finanziari, ma anche dal punto di vista ambientale, sociale e di governance[2].

Ai criteri ESG è possibile affiancare un criterio di analisi più generale, identificabile con la sensibilità di impresa nei confronti di tematiche di natura etica.

La sottostante tabella[3] individua i riferimenti più specifici degli indicatori ESG:

 

 

E’ indubbio che gli investimenti in chiave ESG costituiscano per molti risparmiatori un’occasione interessante per riallineare, in tutto o in parte, i propri investimenti al sistema valoriale personale.

Questo riallineamento può essere espresso direttamente, investendo in società con comportamenti certificati – attive in ambiti quali le energie pulite, l’istruzione e la sanità – che possono contribuire a facilitare la realizzazione di un futuro ideale a maggiore sostenibilità.

Nel nostro paese l’offerta di investimenti ad orientamento sostenibile è cresciuta in modo significativo nel 2020, e non accenna a diminuire nel corso di quest’anno.  Tra Fondi, SICAV ed ETF il risparmiatore non ha che l’imbarazzo, e l’onere, della scelta.

Di fatto, quattro sono gli approcci di gestione all’investimento ESG. Vediamoli brevemente:

  1. ESCLUSIONE: investitori e gestori escludono espressamente di investire in settori o imprese specifici es. armi, tabacco, alcolici…
  2. INCLUSIONE: investitori e gestori scelgono di investire in settori o imprese specifici es. energie pulite, tecnologie green, eccellenza di governance.
  3. INTEGRAZIONE: è l’approccio più usuale. Investitori e gestori integrano investimenti convenzionali e investimenti ESG.
  4. IMPATTO: l’attività di investitori e gestori è orientata a determinare cambiamenti rilevanti, di impatto, appunto, in specifici ambiti quale la sanità, il cambiamento climatico, la disponibilità di acqua e di energia pulita.

Il successo ottenuto dagli investimenti ESG è da assimilare ad una moda, quindi ad un fenomeno passeggero? oppure è da ritenere un fenomeno strutturale quindi tendenza stabile, duratura e con effetti concreti negli ambiti di specifico intervento?

A questa domanda cercheremo presto di fornire una risposta


[1] ESG acronimo di “Environmental”, “Social” and “Governance”.

[2] Insieme dei principi, delle regole e delle procedure che ispirano e caratterizzano la gestione ed il governo di una impresa.

[3] Rif. http://tesi.luiss.it/25599/1/212301