PIR: superati i tre miliardi di euro di raccolta. E adesso dove li mettiamo?

Un mare di pubblicità trasudante retorica e un pronto schieramento delle strutture commerciali di banche e SIM atte al ricevimento dei risparmiatori ingolositi dallo sconto fiscale, in aprile hanno consentito ai PIR (Piano Individuale di Risparmio) una raccolta cumulata superiore a tre miliardi di euro.

Un buon risultato, anche in relazione all’obiettivo del Governo di una raccolta di 18 miliardi entro il 2021. Ci sono però almeno tre riflessioni che competono al cittadino risparmiatore/investitore.

  1. Comprendere, al netto della retorica dilagante, che l’attuale effetto dei PIR a favore delle piccole e medie imprese e della super citata “economia reale” per il momento non c’è: sono stati semplicemente “scambiati” titoli (azioni e obbligazioni) tra investitori (qualcuno ha comprato e qualcuno ha venduto). L’effetto sicuramente positivo potrà esserci solo quando, a fronte dell’auspicabilmente significativo afflusso di capitali messi a disposizione, un numero sempre crescente di piccole e medie imprese inizierà a ricorrere alla quotazione in borsa.
  2. Riflettere sul fatto che un sostenuto afflusso di capitali in un mercato di piccole dimensioni (tale è in Italia il mercato delle piccole e medie aziende quotate) potrebbe determinare uno squilibrio tra domanda sostenuta e offerta limitata e, di conseguenza, potenzialmente favorire un rischioso “effetto bolla”.
  3. Essere consapevoli e ponderare con attenzione se e in che misura l’attrazione dell’incentivo fiscale garantito dai PIR ci induca a modificare il nostro profilo di rischio.

Prossimamente, sulla base di argomentazioni documentate, affronteremo il delicato tema dei costi: sarebbe sgradevole verificare che quest’ultimi annullassero i benefici fiscali garantiti dai PIR…