Bitcoin sì, Bitcoin no, ovvero: quando Jamie Dimon indica il dito…

Quando il saggio indica la luna – dice un celeberrimo proverbio cinese – lo stolto guarda il dito. Quando Jamie Dimon, presidente della JPMorgan Chase & Co., indica il dito, saggio è chi continua   a guardare la luna. Quando Dimon, presidente di J.P. Morgan Chase & Co. dice che il “Bitcoin è una truffa”, che “non è una cosa reale, alla fine sarà chiuso” dobbiamo dargli retta ma solo quel tanto che basta per non risultare maleducati: insomma, dobbiamo attivare la pratica dell’ascolto percentualizzato.

Certo, dall’inizio di questo settembre 2017 a metà mese, il valore di un Bitcoin è crollato da 5.000 USD a 3.500 USD… Sul crollo hanno influito sicuramente le dichiarazioni di Dimon e ancora più fortemente il monito delle autorità finanziarie cinesi che ha indotto BTC China, una delle più importanti piattaforme di cambio di Bitcoin, a sospendere l’attività sul mercato del trading cinese di criptovalute, il più rilevante del pianeta.

Ora, quando si parla di Bitcoin, la moneta bitcoin è il dito indicato da Dimon. La luna, quella sulla quale noi dobbiamo rimanere concentrati è la blockchain, il protocollo di comunicazione sul quale si innestano il processo, il circuito e il network Bitcoin: vale a dire lo “schema di decentralizzazione centralizzata che sposta il potere dalle istituzioni alle persone” (Chiriatti) rendendo possibile lo “scambiarsi elettronicamente valore senza un ente terzo che garantisca l’intermediazione” (Decollibus, Mauro).

La blockchain è un’espressione di rete paritaria (peer-to-peer, in sigla P2P)[1], che come insieme della tecnologia che sottostà alla moneta bitcoin, consente l’attivazione del network decentralizzato le cui transazioni “non necessitano di intermediari, non sono censurabili, non hanno limitazioni geografiche o di importo, sono possibili 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno e sono sostanzialmente gratuite” (Ametrano).

Rispetto all’elevato livello di innovazione espresso dalla struttura sottostante, la moneta bitcoin è una moneta nata vecchia.  La produzione algoritmica limitata[2]  fa del Bitcoin una moneta della scarsità, che ne favorisce l’accumulazione e la speculazione: i possessori di Bitcoin – infatti – non li usano per acquistare beni e servizi, ma li trattengono confidando in un aumento del loro valore.

La moneta bitcoin, strumento di accumulo e speculazione, ha tradito quello che poteva essere, con buona probabilità, il suo obiettivo più interessante: “prosperare come strumento di scambio al di fuori del controllo delle istituzioni oligarchiche, liberando le transazioni da commissioni, esazioni e gabelle”. (Griziotti, Vercellone)

Il passaggio da moneta ad asset speculativo non identifica però il Bitcoin come una truffa: le truffe, quelle vere, che colpiscono milioni di persone, si sono sviluppate e si sviluppano, fino a prova contraria, nei circuiti in cui abitualmente si muovono le grandi istituzioni finanziarie, quale quella presieduta da Dimon.

Non avevamo bisogno di Jamie Dimon: l’inadeguatezza di Bitcoin come moneta è manifesta. Stigmatizzare pubblicamente un fenomeno evidente senza operare distinzioni con quel sottostante tecnologico la cui portata di innovazione permane a dir poco esaltante è quantomeno sospetto.

Ancora più sospetto, quasi al limite dell’indecenza, è però – se lo lasci dire Mr. Dimon – definire Bitcoin una truffa ed essere a capo di una istituzione che proprio venerdì scorso quando Bitcoin realizzava il picco di ribasso a 3.000 USD lo acquistava a piene mani, favorendo, insieme ad altri compratori, un rialzo della criptovaluta del 20%…[3]

Massimo Bertani

[1] Una rete peer-to-peer è una architettura di rete informatica i cui componenti non sono suddivisi nei ruoli di clienti o fornitori come appunto in una classica rete client/server in cui la banca dati è concentrata verticalmente nel server, bensì classificati tutti come componenti equivalenti sui quali la banca dati è orizzontalmente distribuita garantendo ad ogni componente di avviare o completare una transazione. [2] E’ prevista una produzione massima e decrescente di 21 milioni di unità. Il 75% sarà emesso entro il 2017.  [3] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-09-17/dimon-condanna-bitcoin-e-fa-cadere-ma-poi-jp-morgan-e-i-principali-acquirenti…